di Marina Grasso
Ci sono articoli che non si vorrebbero mai scrivere. Così come ci sono persone che non si vorrebbero mai salutare. Ma ora, a qualche giorno dalla sua scomparsa, vogliamo salutare Annibale Toffolo, con il quale abbiamo collaborato a lungo. E dal quale abbiamo imparato tanto.
Annibale Toffolo, giornalista, enogastronomo e direttore storico della rivista “Taste Vin”, è stato una delle figure più riconoscibili della cultura del vino e della tavola in Veneto. Un uomo di relazioni autentiche, di conversazioni piene, di risate che riempivano la stanza. La voce era parte del suo modo di essere: sonora, franca, sempre accompagnata da una risata pronta. E aveva un modo di stare tra gli altri capace di trasformare ogni incontro in un momento di scambio vero.
La sua formazione artistica e la lunga esperienza nella comunicazione gli avevano dato una sensibilità particolare per la forma del racconto. Ma a renderlo unico era soprattutto lo sguardo: diretto, ironico, affettuoso. Quello con cui, per oltre cinquant’anni, ha raccontato un Veneto del gusto fatto di persone, luoghi e memorie, trasformando la gastronomia in una narrazione culturale e identitaria.
Con Giuseppe Bepo Maffioli, che era stato suo maestro alle elementari e poi compagno d’avventura, aveva condiviso l’intuizione di una rivista dedicata al vino e alla civiltà della tavola, “Vin Veneto”, diventata presto “Taste Vin”. Ne fu il direttore, l’editore e l’anima, e noi ne siamo stati orgogliosamente partner per molti anni: un lungo percorso comune di idee, incontri e passioni, di opinioni a volte divergenti che lui sapeva sempre riportare al dialogo.
Lo scorso anno, al Vinitaly 2024, abbiamo festeggiato insieme a lui i cinquant’anni della rivista: un traguardo che lo aveva reso felice, non tanto per la ricorrenza in sé quanto per la vitalità che ancora circolava attorno a quelle pagine, segno di un impegno mai stanco. E stavamo lavorando insieme al prossimo numero, perché la sua curiosità e la sua energia non si erano fermate — né si erano interrotti i nostri scambi, talvolta divergenti ma sempre guidati dal desiderio di capire e di costruire insieme. Perché con il suo carattere appassionato e la chiarezza con cui sosteneva le proprie idee, Annibale non cercava mai di imporre un punto di vista, ma di farlo maturare insieme agli altri, convinto che anche dal confronto più acceso potesse nascere qualcosa di buono — come accade in cucina, quando ingredienti apparentemente inconciliabili riescono a creare nuove armonie.
Era un uomo pieno di idee e di iniziative, capace di trasformarle in progetti duraturi e di dare loro forma concreta. Ne sono testimonianza il Fogher d’Oro e la rassegna Superbe, che ideò e portò avanti con passione, ma anche il lungo impegno nell’Accademia Italiana della Cucina, dove fu per molti anni segretario della delegazione trevigiana, e la partecipazione all’Accademia della Vite e del Vino. Toffolo ha attraversato la storia recente dell’enogastronomia veneta come un osservatore partecipe, sempre attento ai mutamenti ma fedele alla propria misura. Sapeva ascoltare, raccontare, far convivere memoria e ironia.
Negli ultimi mesi era impegnato nelle celebrazioni di “Maffiolicento”, il programma dedicato ai cento anni dalla nascita e ai quarant’anni dalla morte di Giuseppe Maffioli, suo amico e maestro.
La sua scomparsa lascia un vuoto discreto ma profondo: quello di chi, con naturalezza, ha saputo unire il piacere della conversazione al rigore del mestiere, la curiosità all’amicizia, la competenza al sorriso. Di Annibale ci mancheranno molte cose, ma più di tutte il suo sorriso capace di sciogliere ogni distanza. Una luce gentile che continuerà ad accompagnarci.
Musicista per formazione e giornalista culturale per professione,
collaboratrice storica di TasteVin e amica di Annibale Toffolo,
si occupa di progetti artistici, culturali e sociali per diverse
realtà del territorio, curandone contenuti, forme e comunicazione.
Affianca al lavoro per la carta stampata un impegno costante nella
valorizzazione di cultura, paesaggio e comunità.

